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I racconti della Quarantena

Ogni fine è solo un nuovo inizio

A cura di
Angelo Pizzutelli

                                                                                                     

Il virus Covid-19 ha fatto irruzione nelle nostre vite all’improvviso, di nascosto, colpendoci alle spalle, mentre tutti eravamo impegnati nella nostra personale corsa forsennata e convulsa al materialismo.

Si correva freneticamente tra un impegno e l’ altro, senza di fatto avere più spazio e tempo per pensare, ascoltare e vivere, imprigionati in una mentalità individualistica.

Ora ci siamo dovuti fermare, abbiamo dovuto interrompere bruscamente la nostra routine quotidiana cambiando le nostre abitudini e il nostro stile di vita; abbiamo dovuto ascoltare gli esperti che ci hanno imposto l’isolamento, dicendoci che l’unico modo per combattere questo nemico sconosciuto è evitare il più possibile il contatto, il contatto sociale, umano con i nostri genitori, figli, familiari, amici, colleghi….basta incontri, dobbiamo restare a casa il più possibile!

È lo stiamo facendo tutti, ognuno a suo modo, con senso di responsabilità e buon senso, ma anche con un costo emotivo e psicologico molto alto.

Questa malattia infettiva sconosciuta la temiamo, ci fa paura, è normale, sembra di assistere ad una corsa contro il tempo che appare inarrestabile; non dobbiamo, però, lasciarci dominare da essa, ma semmai ascoltarla e combatterla, rispettando le poche ma doverose indicazioni date dalle autorità competenti, e rifuggire così un contagio mentale, assai più pericoloso e controproducente.

Quando tutto sarà finito l’unica speranza è che tutto questo ci sia servito a qualcosa, ci insegni qualcosa, diventi cioè un’opportunità di cambiamento, una rinascita, una nuova forza verso un nuovo equilibrio.

Saremo diversi, la qualità della nostra vita cambierà; questo tempo sospeso ci sta dando la possibilità di pensare e di guardare dentro noi stessi e capire, forse, che stavamo soffocando la dimensione umanistica della relazione con gli altri.

La pandemia, infatti, ci ha messo di fronte alla nostra vulnerabilità, minando il nostro senso di onnipotenza e, quando ci si sente in pericolo di vita, si è più disposti a vedere le cose da un’altra prospettiva.

Sarà, infatti, un’opportunità di capire quali sono le vere priorità che danno valore e senso alla vita: l’egoismo e il mero individualismo cederanno il passo ad un senso di comunità più ampio e totalitario, non più, quindi, cittadini con destini individuali ma con un destino collettivo, comune e di sentimenti condivisi da tutti.

Finirà l’epoca egli eccessi e della superficialità, assisteremo ad un sovvertimento dell’ordine delle priorità e torneremo a dare valore alle piccole cose, ai piccoli gesti: un abbraccio, una stretta di mano, una passeggiata, lo stare con i nostri cari, il contatto con la natura, etc etc.

Siamo di fronte ad un cambiamento socio-economico epocale e la speranza è che l’umanità tutta possa risorgere dalle ceneri come l’araba fenice, il simbolo mitologico della rinascita per eccellenza…..ogni fine è solo un nuovo inizio!













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