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Vino e alta cucina: un binomio evolutivo

a cura di Sara Sepahi

7 Febbraio 2024

Vino e alta cucina: un binomio evolutivo

Vino e alta cucina: un binomio evolutivo

La straordinarietà e la grandezza di un vino risiedono nella sua innata attitudine all’evoluzione e mi piace estendere questo concetto al ruolo che oggi il vino sta assumendo in maniera più incisiva come scelta sempre più dominante per esaltare l’alta cucina nei grandi ristoranti del nostro territorio.

Questo denota innanzitutto una crescita della cultura enogastronomica di cui andare fieri da una parte, e dall’altra che il vino non è più inevitabile e obbligata conseguenza alla scelta di un piatto, scelta che spesso è poco ragionata e sentita, ma che esso stesso sta diventando una priorità consapevole rispetto poi a ciò che si mangerà 

Il consumatore infatti si reca ad un ristorante piuttosto che ad un altro anche in base alla carta dei vini e quindi con il desiderio di voler vivere l’esperienza di un dato territorio attraverso la scelta di un vino ben specifico al quale poi ‘connettere’ il giusto piatto.

A compimento però di un ruolo così importante il vino deve potersi tramutare in racconto responsabile e appassionato a tavola. Questo è ruolo nonché compito privilegiato del sommelier che diventa comunicatore per costruire quel rapporto indispensabile tra l’ospite e il mondo del vino affinché l’esperienza enogastronomica si tramuti in emozione.

‘Racconto’ è una parola che abbiamo sentito tante volte ma sappiamo in realtà che cosa significa saper raccontare un vino?

Raccontare un vino significa innanzitutto prendere un po’ le distanze dai tecnicismi e descrivere ‘semplicemente’ da dove viene quel vino, chi lo produce, perché lo fa, che progetto c’è dietro, quali sono le caratteristiche del territorio dove è stato prodotto e in che modo le ritroveremo bevendolo

Raccontare è creare un legame, una connessione tra l’ospite, quel territorio e quel vino e lo si può fare solo attraverso una storia che molto spesso è meglio di una degustazione tecnica perché se realizzata in modo appassionato e responsabile riuscirà a “far camminare i clienti” in quella vigna dove si produce proprio il vino che stanno per degustare.

La tipologia dei vini a disposizione è sempre più grande, ce ne sono tantissimi e quindi è necessario trovare un vero e proprio percorso di abbinamenti su misura dove il vino non è più semplice complemento ma scelta che sempre più spesso sta diventando primaria.

Si tratta di una evoluzione e una presa di coscienza lenta ma che ad oggi ritrovo in numerose realtà di ristorazione importanti del nostro territorio 

C’è ancora molto lavoro da fare nella costruzione di quel rapporto tra ospite e mondo del vino ma siamo sulla strada giusta.













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