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Panorama sul castello di Rocca d’Arce

a cura di Chiara Carla Napoletano

13 Luglio 2023

Panorama sul castello di Rocca d’Arce

Panorama sul castello di Rocca d’Arce

Rocca d’Arce è un piccolo comune della Ciociaria il cui nome fa riferimento alla fortezza che si trovava arroccata su una rupe calcarea a strapiombo sulla media Valle del Liri e sulla Valle del Sacco, a circa 500 m. sul livello del mare. Tra antenne varie che ne deturpano il paesaggio, oggigiorno è ancora possibile vedere i suoi resti che, tuttavia, non rendono l’idea della grandezza e della magnificenza dei tempi passati.

Il territorio di Rocca d’Arce è stato abitato fin dall’età del ferro, ma i primi a realizzare una cinta muraria furono i Volsci, nel V secolo a.C. Ancora oggi è possibile vedere le tracce delle mura poligonali di quella prima fortificazione. La Fregellae volsca fu distrutta dai Sanniti un secolo dopo e ricostruita dai romani nel 328 a.C. ma in una zona diversa, in pianura, nei pressi di Arce e di Ceprano.

Il castello nel tempo è diventato sempre più inespugnabile sia perché inaccessibile grazie alla sua naturale posizione, tutto il lato Nord era infatti volto su uno strapiombo alto più di cento metri, sia grazie alle poderose mura che ne garantivano l’assoluta sicurezza, infatti, sul lato Est, lo strapiombo era collegato a una serie di faraglioni per mezzo di una muraglia, mentre il lato Sud e quello Ovest erano protetti da un complesso vasto e articolato di fortificazioni. In alto si ergeva la mole centrale, attorniata da bastioni e torrazzi. Infine più ordini di mura, almeno tre, ma si ipotizza anche sette, circondavano il castello, in questo modo chiuso a U, in una morsa fortemente protettiva.

La battaglia più importante e memorabile è avvenuta tra le forze di re Manfredi e quelle francesi di Carlo d’Angiò, appoggiato dal neo Papa Clemente IV che voleva a tutti i costi quest’ultimo sul trono. La presa del castello fu possibile solo con il tradimento di Rinaldo d’Aquino, cognato di Manfredi, che assieme ai fratelli Lancia era stato incaricato di guidare la resistenza. Dopo una lunga battaglia, il castello e i fratelli Lancia non poterono che cedere e arrendersi. Dal 1266, con la sconfitta e la morte di Manfredi, il castello è passato da un signore all’altro, dai Gianvilla ai Cantelmo, dalla regina Giovanna a Caterina d’Aragona, dai signori della Rovere ai Boncompagni che ne entrarono in possesso nel 1583 con Giacomo

Boncompagni, duca di Sora e che ne furono i proprietari fino al 1796. Da quel momento in poi è iniziata una lunga decadenza. Nel 1816 la fortezza appariva quasi del tutto distrutta. Sul finire del 1800 sono iniziati i lavori che hanno trasformato i resti del castello in un cimitero, lavori che hanno danneggiato ulteriormente quel poco che ne restava.

Oggi il castello appare come un rudere, difficile immaginare che un tempo sia stato una fortezza quasi invincibile che ha ospitato numerosi personaggi importanti della storia italiana. Tuttavia conserva ancora un certo fascino grazie alla sua posizione arroccata su quello strapiombo roccioso che ne ha garantito la sicurezza per diversi secoli.













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